Messi a nudo, contro le discriminazioni

⊆ giugno 24th by Jean-Léonard | ˜ No Comments »

esterne241107522406111508_big“Il razzismo è un boomerang, prima o poi ti ritorna” e’ lo slogan della splendida campagna contro le discriminazioni ideata dall’Arci, alla quale ho prestato il mio volto (e il mio corpo) insieme all’amica e collega Anna Paola Concia. Una straordinaria e ‘dirompente’ iniziativa, che farà parlare di sé sui muri di molte città italiane, per rompere il muro di silenzio che circonda il preoccupante avanzare delle discriminazioni.

“Sporco negro”, “lesbica schifosa” sono infatti spesso gli epiteti meno ingiuriosi che vengono rivolti a chi viene considerato come ‘diverso’. Violenze, pestaggi, attentati incendiari destano l’allarme e puntano i riflettori sull’allarme razzismo e omofobia. La nostra testimonianza vuole essere un modo per tenere questi riflettori accesi. Perchè nessun Paese è immune dal germe dell’odio per l’altro.

Info su: http://www.arci.it


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Sulla ‘movida’ si muovono tardi…

⊆ giugno 17th by Jean-Léonard | ˜ No Comments »

20090113_campo-de-fioriLa giunta Alemanno si accorge solo ora che esiste un problema ‘movida’ a Roma. In realta’, e’ da circa un anno che i residenti delle aree interessate lanciano messaggi allarmati sulla vivibilita’ ormai al limite del sopportabile del loro quartieri. Serve un pacchetto di misure, alcune delle quali nella potesta’ esclusiva del comune come il potenziamento dei vigili addetti ai controlli, una rivisitazione degli orari e della disciplina della Zona a traffico limitato (Ztl), l’attivazione delle prerogative del potere d’ordinanza del sindaco in materia di sicurezza urbana, la capacita’ di mettere attorno ad un tavolo permanente di concertazione residenti, commercianti e presidenti di Municipio.

Sulla lunga scadenza, una rinnovata e piu’ oculata politica di concessione delle licenze con una lotta serrata alle false associazioni culturali che abusivamente somministrano bevande e cibo. Alcuni progetti pilota - sperimentati per esempio a Piazza dell’Immacolata a San Lorenzo dalla precedente giunta - andavano in questa direzione. Ma invece di lavorare per potenziare questi progetti, ci sembra che la nuova giunta stia lavorando per smembrare le strutture preposte al controllo della movida. Che fine ha fatto il delegato al Centro storico Gasperini? Quali sono i provvedimenti messi in campo? A giudicare dall’esito dell’incontro dei mini-sindaci con l’assessore al commercio Bordoni, anche su questo punto c’e’ il vuoto assoluto. E intanto i Municipi, i residenti e le loro associazioni chiedono misure immediate


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Due domande al Colonnello

⊆ giugno 10th by Jean-Léonard | ˜ 1 Comment »

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Conosco Muammar el Gheddafi da quando avevo dieci anni.

Quando il vento della libertà conquistata dopo la notte coloniale soffiava ancora, Gheddafi appariva e si presentava come la nuova incarnazione del nasserismo sul continente. Nasser era l’ex leader egiziano, esponente di spicco del movimento dei non-allineati e protagonista di un braccio di ferro epico con l’Occidente all’indomani della nazionalizzazione del Canale di Suez. Dopo aver rovesciato Re Idriss, il colonello instaurò la rivoluzione della “jamahyria” coinvolgendo direttamente i comitati del popolo nelle città e nei luoghi più sperduti del territorio libico. Nazionalismo, panarabismo, terzomondismo militante e più tardi sostegno a tutti i movimenti rivoluzionari e terroristici del Medioriente, dell’Africa, dell’America persino dell’Irlanda del Nord. Con il passare degli anni, la rivoluzione del “beduino del deserto” con il folclore della sua vita in tenda, le sue statuarie guardie del corpo, la sua fluviale retorica anti-imperialista, le sue ambizioni di ptenza nucleare nel cuore dell’Africa settentrionale diventano un problema per la geopolitica occidentale e per il mondo arabo stesso. un pericolo che si concretizza con il coinvolgimento libico negli attentati di Lockerbie e nel suo coinvolgimento - seguendo alcune ricostruzioni - nell’attentato all’aereo civile italiano sui cieli di Ustica senza dimenticare il lancio di missili sulle isole siciliane situate a poche migliaia dalle coste libiche. Ghedaffi subisce per tutto questo l’ostracismo della comunità internazionale fino a subire uno dei più cruenti bombardamento aereo dell’aviazione americana ordinato da Ronald Reagan. La Libia figurava nella “black list” dei paesi canaglia stilata dagli USA.
Ma è il versante africano che richiama i miei ricordi di adolescente. Quando il Colonnello non esita a dichiarare guerra al vicino Ciad per la contesa della Banda di Aouzou, un fazzoletto di terra al confine tra Libia e Ciad ricco di uranio (”yellow cake” utile per l’energia atomica). Tra la Libia e il Ciad si frappone la Francia che aveva proprio nella parte settentrionale della sua ex-colonia consistente truppe sin dalla fine della colonizzazione. Le ostilità tra Libia e Francia (con in mezzo il povero Ciad) durano decenni, con la Libia impegnata a destabilizzare gli alleati della Francia ovunque nel continente finanziando colpi di stato e guerriglie.

Oggi. Gheddafi è “cleaned” (ripulito) dopo gli accordi del 2003 che chiudono i contenziosi internazionali e i risarcimenti alle vittime degli attentati aerei, nonché la rinuncia alle sue ambizioni nucleari. Da quel momento in poi la parola d’ordine sulle due sponde del mediterraneo è “Business” e “realpolitik con lo sforzo reciproco di dimenticare il passato. Con abilità il colonnello ha utilizzato la memoria coloniale per ricattare l’Italia fino alla stipula dell’Accordo con Berlusconi.

Da persona di origine africana solo due domande al colonello:
- Come è possibile che il Presidente in carica dell’Unione Africana abbia assunto per se l’unico ed esclusivo ruolo di gendarme dell’Occidente per respingere gli immigrati. Come mai nel paese dell’uomo che si è proclamato di recente “re dell’Africa” e che rappresenta il ruolo di responsabile della gestione dei flussi migratori verso l’Europa, la condizione degli immigrati africani sia la peggiore riscontrata nei movimenti migratori intra-africana all’interno di un paese che non solo non ha firmato le convenzioni internazionali di difesa dei diritti umani, ma dove gli immgrati subiscono condizioni di detenzione e di trattamento (documentate in loco da varie e indipendenti organismi) inaccettabili sotto il profilo dei diritti umani. Chiedo che il prossimo vertice dell’Unione africana possa mettere al primo punto dell’ordine del giorno proprio la questione dell’immigrazione tra Europa e Africa e possa mettere fine al gigantesco cimitero a cielo aperto che è diventato il mar mediterraneo;

- la seconda domanda è più personale, più intima e riguarda il dolore che ho provato quando un aereo che viaggiava tra Brazzaville (la mia città di nascita) e Parigi con scalo a Ndjamena è esploso in pieno deserto facendo 170 morti tra cui più di cinquanta congolesi. Parenti, amici della mia famiglia, ex colleghi di liceo che si sono trovati tragicamente al posto sbagliato nel momento sbagliato. Tutte le indagini hanno puntato allora come oggi gli occhi verso Tripoli e i servizi segreti di Gheddafi. Questi morti aspettano ancora un perché. Una tragedia che nessun risarcimento e nessuna realpolitik può cancellare.

La storia va avanti. Gli uomini e i destini delle nazioni si modificano. Ma dobbiamo avere memoria del passato e del presente. Perché la vita delle persone e i destini dei popoli non si pesano con la bilancia degli accordi siglati sotto le tende più o meno folcloristiche allestite nel deserto o a Villa Pamphili a Roma.


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La posta in gioco è alta

⊆ giugno 5th by Jean-Léonard | ˜ No Comments »

 

Cari amici e care amiche,

 

Si vota il prossimo week-end. La democrazia non si esaurisce solo con il rito del voto. Essa chiede di essere declinata al quotidiano attraverso i gesti dei politici, gli atti prodotti dai diversi organismi rappresentativi e dalle conseguenze di questi sulla vita reale delle persone. La politica è al centro dei bisogni, delle aspirazioni e dei sogni di tutti noi. Non è esagerato affermare che la politica - in quanto attiene al modo di organizzare la vita nella polis – condiziona la ricerca della felicità individuale e collettiva. Essa è quello spazio dentro il quale da individui diventiamo persone, cioè esseri aperti alla relazione verso la costruzione di una koinè (comunità) nazionale, europea e mondiale. Politica e felicità dei singoli e delle comunità richiamano con forza l’importanza dell’etica come metro e misura di ogni azioni e di ogni progetto dei partiti e dei governi locali e nazionali. Tutto deve essere ponderato seguendo il metro del servizio al bene comune, fine ultimo della politica. E l’etica a sua volta impone alla politica di andare oltre la gestione della contingenza per pensare il futuro, cioè indicare una visione, un’utopia.

 

Ma la democrazia ha anche i suoi riti. Proprio per questo dobbiamo andare a votare. Come esercizio di libertà, come espressione di cittadinanza, come nutrimento democratico. Lo facciamo per l’Europa e per l’Italia.

 

Abbiamo bisogno di Europa per navigare nell’oceano della globalizzazione dove le singole scialuppe delle singole nazioni europee non bastano a sfidare le potenze emergenti dell’Asia. Abbiamo bisogno di Europa per affrontare la crisi economica e operare per un cambio di paradigma di sviluppo. Uno sviluppo che deve spostarsi dall’accumulo infinito di bene alla cura delle valenze qualitative, ecologiche ed etiche della produzione e riproduzione dei beni e servizi. Abbiamo bisogno d’Europa per riaffermare l’assoluta centralità dei diritti umani di tutti i cittadini europei e stranieri che vivono dentro i nostri confini.

 

Le forze progressiste europee e il Partito democratico hanno contribuito molto alla costruzione della casa comune europea. Con i governi Amato, Ciampi ma soprattutto con Romano Prodi il ruolo dell’Italia è stato centrale per tenere viva la scintilla unitaria nonostante le difficoltà contingenti dovute all’allargamento a Est e all’euroscetticismo di paesi importanti come l’Olanda, la Francia e l’Irlanda. Bisogna irrobustire i partiti che sostengono il superamento della struttura intergovernativa per approdare – con l’approvazione del Trattato di Lisbona – ad una struttura che dia maggiori poteri alla Commissione, al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali seguendo il principio di sussidiarietà. Dall’Europa delle patrie alla patria europea come conditio sine qua non per stare al mondo e vincere le sfide della globalizzazione. Il Pd chiede il voto per: rilanciare la crescita e la coesione interna dell’Unione; riformare i mercati e predisporre strumenti europei di controllo sulle istituzioni finanziarie; avviare una politica dell’energia comune che riduca l’uso di gas e petrolio e sviluppi le energie rinnovabili; un grande piano europeo d’infrastrutture nei trasporti e nelle reti telematiche; un rilancio della ricerca scientifica europea, e delle grandi reti continentali della scienza e delle università, una politica europea dell’immigrazione; combattere il crimine e il terrorismo; intervenire con più efficacia per la sanità pubblica europea e la salute dei suoi cittadini; politiche efficaci di sostegno ai giovani, in particolar modo studio e lavoro; un più moderno welfare che vada incontro alle nuove esigenze delle famiglie europee; una politica estera comune che faccia dell’Europa un grande protagonista del mondo globale contemporaneo e non solo una somma di nazioni

 

La posta in gioco è dunque altissima. Siamo parlando del nostro futuro, della nostra capacità di portare la peculiare soggettività storica, culturale e socio-economica della tradizione europea nella costruzione di una koinè globale.

 

Per noi italiani c’è un’ulteriore posta in gioco che è rappresentata dalla crisi democratica che stiamo vivendo attraverso una maggioranza e un presidente del Consiglio che calpesta tutte le regole e le istituzioni della nostra vita democratica.

 

Per tutto questo, ti chiedo di votare e sostenere il Partito democratico. Perché quella è la formazione dentro la quale ho deciso di svolgere la mia iniziativa politica. E, nonostante i dolori e le delusioni del suo parto, io continuo a considerare come il più grande progetto d’innovazione politica del nostro paese negli ultimi anni. Le sue difficoltà attuali, lungi dall’essere gli ultimi spasmi di un corpo morente, sono le convulsioni febbrili di un corpo in crescita. Un corpo di cui l’Italia ha bisogno insieme alle altre forze progressiste.


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Contro l’astensione

⊆ giugno 3rd by Jean-Léonard | ˜ No Comments »

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“Care amiche e cari amici, nel momento in cui ribadisco la mia gia’ provata volonta’ di rimanere al di fuori della politica del nostro Paese, sento il dovere, come semplice cittadino, di sottolineare l’importanza del voto a cui noi italiani siamo chiamati. Anzitutto un voto per l’Europa. In questa linea richiamo la necessita’ di rafforzare il Partito democratico ricordando come esso abbia sempre con convinzione sostenuto le grandi scelte europee quali l’euro e l’allargamento che, come si e’ dimostrato in questa fase di durissima crisi, sono la principale difesa per l’Europa e l’Italia. La seconda ragione nasce dall’intensificarsi di numerosi segnali di allarme e di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori stranieri per la caduta di dignita’ e per la qualita’ democratica del nostro paese, segnali che ho colto con sofferenza nella mia attivita’ internazionale. Di fronte a questo il Partito democratico, pur nel suo non facile cammino, e’ l’unica concreta risposta. Non e’ tempo ne’ di astensioni ne’ di sofisticate distinzioni. E’ il momento di dimostrare che l’Italia puo’ essere diversa , che ha profonde radici etiche e che e’ ancora capace di contribuire alla crescita democratica di una nuova Europa”.

 

Romano Prodi


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IO STO CON LORO

⊆ maggio 13th by Jean-Léonard | ˜ No Comments »

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Siamo proprio sicuri?

⊆ maggio 6th by mocassino | ˜ No Comments »

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Pubblico l’invito ad un’interessante iniziativa:

Le scorse elezioni, come tutti ricorderete, sono state vinte dal centrodestra con un martellamento mediatico sui temi legati alla sicurezza e all’immigrazione. Ad un anno esatto, ci ritroviamo di fronte gli stessi problemi ancora più acuiti. La devianza giovanile aumenta vertiginosamente così come i micro reati; la malavita organizzata si infiltra in maniera sempre più capillare nel nostro tessuto produttivo; l’immigrazione aumenta senza che sia governata. A fronte di questo, il governo vara un pacchetto sicurezza che abbatte la soglia dei diritti, accresce l’instabilità sociale e impedisce, di fatto, la creazione di percorsi di integrazione reali. Alemanno annaspa prendendosela con la TV. E, nel nostro piccolo, il presidente Vizzani cancella il progetto già finanziato ed appaltato della Casa della Cultura, rivolto in gran parte ai ragazzi. Non voglio dire che sia solo colpa di Alemanno se i ragazzini romani hanno preso ad accoltellarsi (ma neanche di Romanzo Criminale, come dice lui!); neanche ovviamente che sia tutta colpa di Berlusconi se gli sbarchi sulle nostre coste sono più che raddoppiati (ma non lo era neanche di Prodi, come sostenevano alcuni). Dico solo però che con gli slogan e la propaganda non si risolvono i problemi. Ci vuole un’idea di società e di integrazione. Un’idea di cui l’Italia ha bisogno e che credo il Pd abbia.


Per discuterne abbiamo invitato Jean Leonard Touadi, ex-assessore alla Sicurezza e alla politiche giovanili del Comune di Roma ed attualmente deputato del Pd, e Giampiero Cioffredi, che di queste tematiche si occupa da anni a Roma e che ora sta cercando di portare queste competenze in Europa.  L’appuntamento è domenica 10 maggio, alle 10.30, sul prato davanti ai capannoni verdi, in Via Aristo di Ascalona.

Circolo Casal Palocco


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Per l’Abruzzo, per la solidarietà.

⊆ aprile 14th by Jean-Léonard | ˜ 1 Comment »

f_ff0679442c36b447ee30eca02a4ec267La proposta del ministro Tremonti di destinare tutto il ricavato del 5 per mille all’Abruzzo, se realizzata, danneggerà il sistema della solidarietà in Italia, e le stesse vittime del terremoto. In relazione a questo dibattito, pubblico l’appello di “Sbilanciamoci!”:

 

“Lasciamo il 5 per mille alla solidarietà, per l’Abruzzo prendiamo i soldi dalle spese militari, dalle rendite finanziarie, dalle grandi opere”.

La campagna Sbilanciamoci! si associa alle molte critiche avanzate dal mondo del volontariato e del terzo settore già guinte al Governo riguardo l’ipotesi di utilizzare il 5 per mille per destinare risorse alle vittime del terremoto in Abruzzo. Si tratta di una misura nel migliore dei casi demagogica e populistica, ma che si rivelerebbe dannosa per tante associazioni già impegnate in attività di solidarietà e assistenza dei più deboli. Molte delle associazioni della lunga lista del 5 per mille sono impegnate proprio in Abruzzo in questo momento, altre si occupano di altri drammi sociali, altre integrano la scarsa presenza dello Stato nella ricerca scientifica.

Si tratta di un’operazione sbagliata che sottrae risorse alla solidarietà invece di prenderle dalle spese militari, dalle rendite finanziarie, dalle inutili grandi opere e dalle fasce più ricche della popolazione. Per questo chiediamo al governo di non confermare questa scelta e di ascoltare invece la voce del mondo del volontariato, che è impegnato in prima fila in queste ore a soccorrere le popolazioni colpite dal terremoto e dalle tante emergenze sociali del nostro paese.

 

Lasciamo il 5 per mille alla solidarietà. Finanziamo la ricostruzione dell’Abruzzo colpendo le spese inutili e sbagliate.

Per un maggiore approfondimento vi invitiamo a leggere l’articolo di Roberta Carlini pubbicato sul sito sbilanciamoci.info.


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La Cooperazione in Africa ai tempi della crisi

⊆ aprile 2nd by Jean-Léonard | ˜ No Comments »

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Pubblico con molto piacere la splendida sintesi degli interventi della Conferenza Internazionale del 25 febbraio scorso sulla Cooperazione in Africa ai tempi della Crisi.

Si può scaricare qui.


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Il Mediterraneo che uccide l’Africa

⊆ marzo 31st by mocassino | ˜ No Comments »

 

stor_15428534_51180Due giorni fa, il ministro Roberto Maroni ha affermato con la solita granitica sicumera che il 15 di maggio prossimo termineranno gli sbarchi, quando entrerà in vigore l’accordo siglato daql governo italiano con quello libico sul pattugliamento congiunto delle coste”.  Due giorni dopo una immane tragedia tra l’Africa e la Libia. Due barconi carichi di migranti sono affrondati. 300 persone disperse (gergo tecnico che significa praticamente morti!). 23 persone sono state tratte in salvo mentre 21 corpi sono stati recuperati senza vita. Tutti gli immigrati, per la maggior parte egiziani ma anche maliani, nigerini e nigeriani erano diretti in Italia. Secondo fonti dell’agenzia egiziana Mena, una delle imbarcazioni era partita da Sid Belal Janzur, un sobborgo di Tripoli. Dopo sole tre ore di navigazione il battello è affondato 30 chilometri al largo della Libia. Su questa ennesima tragedia annunciata sentiremo in giornata molte lacrime di coccodrillo. Prego tutti di avere il bon ton di tacere per rispetto delle vittime. Questa vicenda è gestita dal nostro governo con rara improvvisazione mista a cinismo e desolante cecità politica. 
La Libia, l’abbiamo detto più volte, non collaborerà mai con le autorità italiane per un contrasto efficace dell’immigrazione clandestina. Tutti in Libia sanno tutto sulle persone e sui circuiti che alimentano e lucrano sullo scandaloso commercio di “merce umana” sulla pelle dei disperati. La Libia tergiversa, prende tempo, ci prende in giro. Mentre i migranti si ammassano nei centri di raccolta e nei porti in situazioni indegne del ventunesimo secolo. Un grido d’allarme e di disperazione finora inascoltato anche dall’Unione africana, ridiventata un sindacato di capi di stato intenti a proteggersi reciprocamente. Dobbiamo smascherare il gioco truccato tra il governo italiano e quello libico. Dobbiamo chiedere al governo libico di rispettare gli africani di cui presiede l’organizzazione panafricana. Non possiamo più aspettare e piangere con lacrime di coccodrillo altri morti innocenti. Non possiamo assistere impotente alla trasformazione del mar mediterraneo in un gigantesco cimiterio a cielo aperto. Non possiamo accettare che il solo fatto di nascere nella sponda sbagliata del mediterraneo sia una colpa che meriti la morte.
L’Italia non fa più cooperazione allo sviluppo (ha dimezzato i fondi del 51% circa) che potrebbe diminuire i fattori di espulsione dai paesi d’origine. Tutti i dossier urgenti nei confronti dell’Africa sono bloccati: sviluppo economico, instabilità dovuta alle guerre che solo per nostra comodità chiamiamo “etniche”, perché quelle guerre ci riguardano. Riguardano le nostre società multinazionali divoratrici di materia prima e di petrolio, riguardo il nostro modello economico e di consumo imposti a società africane con altre visioni del mondo e dell’economia, riguarda il nostro abbandono del continente che ha provocato la “solitudine geopolitica” del continente che si gettato nelle braccia della Cina, riguarda il nostro sostegno incondizionato e interessato ai dittatori locali nostri amici e soci in affari. L’Italia non fa integrazione in patria per fare diventare nuovi cittadini gli immigrati che vivono e lavorano nel nostro paese. E magari tentare di immaginare una nuova cooperazione che veda proprio gli immigrati protagonisti di progetti di ritorno accompagnati. La diaspora africana come chiave e soggetti strategici dello sviluppo dei loro paesi. Sull’immigrazione e sulla cooperazione seguitiamo a navigare a vista. Cinici, impotenti pensando che sono affari degli africani. L’Africa è il nostro orizzonte! Dobbiamo interessarci all’Africa, non tanto per filantropia, ma perché rischia di essere per noi un gigantesco boomerang continuare ad ignorare il nostro vicino di casa con il quale non abbiamo avuto lo stesso passat ma avremo necessariamente lo stesso futuro. Ma chi è in grado di lanciare un tale progetto? I governi finora si sono rivelati impotenti o dis- tratti. Le Ong hanno fornito all’Africa delle flebo per tenerla in vita ma non per farla correre con le sue gambe. Le elite locali si sono accontentate di ritagliarsi un ruolo desolante di mediatori tra gli interessi internazionali e i loro territori. Le masse africane vivono una situazione di doppia solitudine: rispetto alla cosiddetta comunità internazionale; e rispetto alla propria dirigenza ingorda e incosciente. Occorre una nuova mobilitazione globale che possa fare pressione sui governi in modo costante ed efficace, toccando il loro portafoglio elettorale (è l’unica musica che muove i partiti).
Quanto alle masse africane penso che non rimanga che l’opzione rivoluzionaria dopo decenni d’indipendenza che hanno sancito il fallimento delle indipendenze e la fragilizzazione dei timidi processi di apertura politica e di partecipazione popolare. Ci vuole una stagione di grande lotta di liberazione africana che faccia leva sul ritrovato protagonismo della sua società civile. Quei nuclei di resistenza e d’innovazione che, nelle periferie urbane e nelle campagne, rappresentano la pentola africana che bolle. E bolle con il contributo determinante delle donne.

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