Cari amici e care amiche,
Si vota il prossimo week-end. La democrazia non si esaurisce solo con il rito del voto. Essa chiede di essere declinata al quotidiano attraverso i gesti dei politici, gli atti prodotti dai diversi organismi rappresentativi e dalle conseguenze di questi sulla vita reale delle persone. La politica è al centro dei bisogni, delle aspirazioni e dei sogni di tutti noi. Non è esagerato affermare che la politica - in quanto attiene al modo di organizzare la vita nella polis – condiziona la ricerca della felicità individuale e collettiva. Essa è quello spazio dentro il quale da individui diventiamo persone, cioè esseri aperti alla relazione verso la costruzione di una koinè (comunità) nazionale, europea e mondiale. Politica e felicità dei singoli e delle comunità richiamano con forza l’importanza dell’etica come metro e misura di ogni azioni e di ogni progetto dei partiti e dei governi locali e nazionali. Tutto deve essere ponderato seguendo il metro del servizio al bene comune, fine ultimo della politica. E l’etica a sua volta impone alla politica di andare oltre la gestione della contingenza per pensare il futuro, cioè indicare una visione, un’utopia.
Ma la democrazia ha anche i suoi riti. Proprio per questo dobbiamo andare a votare. Come esercizio di libertà, come espressione di cittadinanza, come nutrimento democratico. Lo facciamo per l’Europa e per l’Italia.
Abbiamo bisogno di Europa per navigare nell’oceano della globalizzazione dove le singole scialuppe delle singole nazioni europee non bastano a sfidare le potenze emergenti dell’Asia. Abbiamo bisogno di Europa per affrontare la crisi economica e operare per un cambio di paradigma di sviluppo. Uno sviluppo che deve spostarsi dall’accumulo infinito di bene alla cura delle valenze qualitative, ecologiche ed etiche della produzione e riproduzione dei beni e servizi. Abbiamo bisogno d’Europa per riaffermare l’assoluta centralità dei diritti umani di tutti i cittadini europei e stranieri che vivono dentro i nostri confini.
Le forze progressiste europee e il Partito democratico hanno contribuito molto alla costruzione della casa comune europea. Con i governi Amato, Ciampi ma soprattutto con Romano Prodi il ruolo dell’Italia è stato centrale per tenere viva la scintilla unitaria nonostante le difficoltà contingenti dovute all’allargamento a Est e all’euroscetticismo di paesi importanti come l’Olanda, la Francia e l’Irlanda. Bisogna irrobustire i partiti che sostengono il superamento della struttura intergovernativa per approdare – con l’approvazione del Trattato di Lisbona – ad una struttura che dia maggiori poteri alla Commissione, al Parlamento europeo e ai parlamenti nazionali seguendo il principio di sussidiarietà. Dall’Europa delle patrie alla patria europea come conditio sine qua non per stare al mondo e vincere le sfide della globalizzazione. Il Pd chiede il voto per: rilanciare la crescita e la coesione interna dell’Unione; riformare i mercati e predisporre strumenti europei di controllo sulle istituzioni finanziarie; avviare una politica dell’energia comune che riduca l’uso di gas e petrolio e sviluppi le energie rinnovabili; un grande piano europeo d’infrastrutture nei trasporti e nelle reti telematiche; un rilancio della ricerca scientifica europea, e delle grandi reti continentali della scienza e delle università, una politica europea dell’immigrazione; combattere il crimine e il terrorismo; intervenire con più efficacia per la sanità pubblica europea e la salute dei suoi cittadini; politiche efficaci di sostegno ai giovani, in particolar modo studio e lavoro; un più moderno welfare che vada incontro alle nuove esigenze delle famiglie europee; una politica estera comune che faccia dell’Europa un grande protagonista del mondo globale contemporaneo e non solo una somma di nazioni
La posta in gioco è dunque altissima. Siamo parlando del nostro futuro, della nostra capacità di portare la peculiare soggettività storica, culturale e socio-economica della tradizione europea nella costruzione di una koinè globale.
Per noi italiani c’è un’ulteriore posta in gioco che è rappresentata dalla crisi democratica che stiamo vivendo attraverso una maggioranza e un presidente del Consiglio che calpesta tutte le regole e le istituzioni della nostra vita democratica.
Per tutto questo, ti chiedo di votare e sostenere il Partito democratico. Perché quella è la formazione dentro la quale ho deciso di svolgere la mia iniziativa politica. E, nonostante i dolori e le delusioni del suo parto, io continuo a considerare come il più grande progetto d’innovazione politica del nostro paese negli ultimi anni. Le sue difficoltà attuali, lungi dall’essere gli ultimi spasmi di un corpo morente, sono le convulsioni febbrili di un corpo in crescita. Un corpo di cui l’Italia ha bisogno insieme alle altre forze progressiste.
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